incesto
Il calore della resa il finale
Angel1965
07.04.2026 |
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"Aumentò il ritmo, i testicoli che le sbattevano contro il clitoride a ogni
colpo, mandandola sempre più vicina a un altro orgasmo..."
Nicole e Angelo si abbandonano aun'ultima notte di passione brutale prima
della partenza di lui per l'Argentina. Tra
sfide, piacere estremo e parole taglienti, i
loro corpi si scontrano in un gioco di
dominio e resa, lasciando Nicole segnata e
insoddisfatta, ma desiderosa di più.
L’aria nella stanza era ancora pesante, satura dell’odore di sesso e sudore, mescolato al dolce sentore della
cachaça che evaporava dal bicchiere abbandonato sul tavolino. Nicole giaceva semisdraiata sul divano di pelle
nera, le cosce ancora aperte e tremanti, il corpo coperto da una patina lucida che rifletteva la luce dorata del
tramonto filtrata dalle persiane. Angelo si sollevò lentamente, il torace ancora ansimante, i muscoli delle braccia
tesi mentre si passava una mano tra i capelli scuri, inzuppati di sudore. La guardò dall’alto, gli occhi scuri che
scintillavano di una luce predatoria, come se stesse già pianificando il prossimo assalto.
«Allora, tesoro…» La voce di Angelo era roca, carica di quella rudezza che faceva stringere lo stomaco a Nicole
ogni volta. «Sei sicura di voler restare, eh?» Non era una domanda. Era una sfida, un avvertimento mascherato
da curiosità. Le dita di lui scesero lungo il suo ventre, tracciando un solco tra i seni ancora arrossati dai morsi e
dalle strette violente di poco prima. Nicole inarcò la schiena, un brivido che le percorse la spina dorsale quando
le punte delle dita sfiorarono il clitoride gonfio, ancora pulsante per l’orgasmo appena passato.
«S-sì…» balbettò, la voce rotta dal piacere residuo. «Ma solo se mi prometti che non mi lascerai così…
insoddisfatta.» Le labbra si curvarono in un sorrisetto malizioso, gli occhi socchiusi che lo fissavano con una sfida
aperta. Sapeva esattamente cosa stava facendo. Angelo emise un verso gutturale, quasi una risata, ma senza
allegria. Solo appetito.
«Puttanella.» La parola uscì come un sibilo, mentre le sue dita affondavano tra le pieghe bagnate della sua figa,
raccogliendo i resti del suo sperma misto ai suoi succhi. Nicole gemette, le unghie che si conficcavano nella pelle
del divano quando lui spinse due dita dentro di lei con un colpo secco, stirandola senza preavviso. «Ti ho già
riempita una volta, eppure sei ancora qui a chiedere di più.» Angelo estrasse le dita lentamente, portandole alla
bocca di Nicole. «Assaggia. Assaggia cosa ti fa la mia porca di nipote.»
Lei obbedì senza esitazione, le labbra che si chiudevano attorno alle dita di lui, leccando via ogni traccia di loro
due, il sapore salmastro che le esplodeva in bocca. Angelo osservò il movimento della sua lingua, gli occhi che si
facevano più scuri, più famelici. Quando Nicole liberò le sue dita con un pop umido, lui le afferrò i capelli,
tirandole la testa all’indietro con forza. «Brava. Ma non è abbastanza.»
Con un movimento brusco, la fece rotolare sul ventre, il corpo di Nicole che si adagiava sul divano con un
gemito soffocato. Angelo le afferrò i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne morbida mentre la sollevava
in ginocchio, il culo alto e offerto, ancora segnato dalle sue mani. «Stasera è l’ultima notte che passo qui,
gattina.» La voce era un ringhio, mentre con l’altra mano si slacciava la cintura, i pantaloni che scendevano
appena abbastanza per liberare il cazzo, già duro, venato e lucido in cima. «E ho intenzione di portarmi via un
ricordo che mi faccia compagnia in Argentina.»
Nicole ansimò, il viso premuto contro il cuscino, le dita che si aggrappavano al tessuto mentre sentiva la punta
del suo cazzo premere contro l’entrata della sua figa, già gonfia e dolorante. «P-per favore…» supplicò, ma non
sapeva nemmen lei se stava chiedendo pietà o di più. Angelo non le diede il tempo di decidere. Con un colpo
secco, affondò dentro di lei fino in fondo, il corpo di Nicole che si inarcava all’indietro per l’impatto, un grido
strozzato che le sfuggiva dalle labbra.
«Porca Dio, sei stretta…» Angelo gemette, le mani che le stringevano i fianchi con una forza che sapeva avrebbe
lasciato lividi. Iniziò a muoversi, colpi lunghi e profondi che la facevano tremare, il suono umido dei loro corpi
che si scontravano riempiva la stanza. Nicole singhiozzava, le lacrime che le scendevano dagli occhi, ma non per
dolore. Era l’eccesso, la sensazione di essere riempita, posseduta, usata esattamente come voleva essere usata.
«Ti piace, eh? Ti piace quando ti tratto come la troietta che sei.»
«Sì! Porca puttana, sì!» Nicole urlò, la voce rotta, mentre Angelo aumentava il ritmo, i testicoli che le sbattevano
contro il clitoride a ogni affondo, mandandola sempre più vicina a un altro orgasmo. Lui sentiva le pareti della
sua figa stringersi attorno al suo cazzo, il calore umido che lo avvolgeva come una morsa. «Vieni per me, zoccola.
Vieni sul mio cazzo come la puttana che sei.»
Non ci volle molto. Nicole esplose con un grido, il corpo che si contraeva violentemente, i muscoli che si
stringevano attorno a lui mentre ondate di piacere la travolgevano. Angelo non si fermò. Continuò a martellarla,
i colpi che diventavano sempre più brutali, fino a quando anche lui raggiunse il limite. Con un ringhio animale, si
ritirò dalla sua figa, il cazzo che pulsava mentre spruzzava il suo sperma caldo sulla schiena di Nicole, le gocce
dense che le scendevano lungo la spina dorsale, mescolandosi al sudore.
Ma non era finito.
Angelo non le diede il tempo di riprendere fiato. Con un movimento rapido, la fece girare sulla schiena, le gambe
che pendevano dal divano, aperte e tremanti. Si inginocchiò davanti a lei, il cazzo ancora duro nonostante
avesse appena svuotato le palle. «Apri quella boccuccia, tesoro.» L’ordine era secco, imperioso. Nicole ubbidì
senza esitazione, le labbra che si separavano, la lingua che si protendeva per leccarsi il labbro inferiore, già
bagnato di anticipazione.
Angelo le afferrò la nuca, guidando il suo cazzo tra le labbra di lei. Nicole lo accolse con un gemito, la gola che si
apriva per lui mentre lui spingeva dentro, centimetro dopo centimetro, fino a quando non sentì la punta del suo
cazzo premere contro l’entrata della sua gola. «Così. Cristo, così.» Angelo iniziò a muoversi, affondi lenti e
controllati all’inizio, ma presto perse ogni frenesia. Le teneva la testa ferma, le dita intrecciate nei suoi capelli,
mentre le martellava la bocca come se fosse un’altra delle sue buche, il respiro di Nicole che diventava sempre
più affannoso, i conati che minacciavano di farla soffocare.
Le lacrime le scendevano dagli occhi, il mascara che si sbavava sulle guance, ma non si tirò indietro. Prendeva
tutto, ogni colpo, ogni gemito strozzato che le sfuggiva quando lui le affondava il cazzo in gola. Angelo sentiva la
sua lingua che si avvolgeva attorno a lui, la saliva che gli colava sulle palle, bagnandogli le dita mentre le stringeva
i seni, pizzicandole i capezzoli fino a farla urlare attorno al suo cazzo.
«Ti piace, puttana? Ti piace quando ti uso la bocca come la fossa che è?» Angelo ringhiò, i fianchi che si
muovevano sempre più veloci, i testicoli che si stringevano, pronti a svuotarsi di nuovo. Nicole annuì quanto
poteva, le mani che si aggrappavano alle cosce di lui, le unghie che gli si conficcavano nella carne. Lui sentì il suo
corpo irrigidirsi, il piacere che gli esplodeva lungo la spina dorsale mentre veniva, riempiendole la bocca del suo
sperma denso, salato. Nicole deglutì tutto, ogni goccia, le labbra che si chiudevano attorno a lui per succhiare
via l’ultimo resto, la lingua che si muoveva in cerchi lenti mentre lui si ritirò con un gemito.
Ma Angelo non aveva ancora finito con lei.
La fece alzare in piedi, il corpo di Nicole che tremava, le gambe che faticavano a reggerla. La spinse contro la
parete, il viso di lei premuto contro la carta da parati fredda, le mani di Angelo che le divaricavano le natiche con
forza. «Ora ti scoperò quel buco stretto che ti fa impazzire, troia.» Non attese una risposta. Spinse due dita
dentro la sua figa, raccogliendo i succhi che ancora colavano, e li usò per lubrificarle l’ano, già contratto
dall’anticipazione. Nicole gemette, il corpo che si tendeva, ma non si tirò indietro. Voleva questo. Voleva tutto.
Angelo posizionò la punta del suo cazzo contro il suo buco posteriore, ancora stretto nonostante le volte
precedenti. «Respira, puttana.» La voce era un ringhio contro il suo orecchio, mentre con una spinta decisa,
affondava dentro di lei, centimetro dopo centimetro, fino a quando non fu completamente sepolto nel suo culo
bollente. Nicole urlò, il dolore che si mescolava al piacere, le dita che graffiavano la parete mentre lui iniziava a
muoversi, colpi lunghi e profondi che la facevano sentire come se stesse per spezzarsi in due.
«Dio, sei stretta qui…» Angelo gemette, i denti serrati, le mani che le stringevano i fianchi con una forza
disumana. «Sei fatta per essere scopata, Nicole. In ogni buco.» Le sue parole erano punteggiate da colpi sempre
più violenti, il suono umido dei loro corpi che si scontravano riempiva la stanza, mescolato ai gemiti strozzati di
lei, ai ringhi di lui.
Nicole sentiva il suo cazzo che le riempiva l’intestino, la pressione che le faceva girare la testa. Ogni affondo le
strappava un grido, ma non voleva che smettesse. Mai. «Non fermarti! Per favore, non fermarti!» supplicò, la
voce rotta, le lacrime che le scendevano senza controllo.
Angelo non aveva intenzione di fermarsi. Aumentò il ritmo, i testicoli che le sbattevano contro il clitoride a ogni
colpo, mandandola sempre più vicina a un altro orgasmo. «Vieni, zoccola. Vieni con il mio cazzo nel culo.»
L’ordine fu sufficiente. Nicole esplose, il corpo che si contraeva violentemente attorno a lui, le urla che le
strappavano la gola mentre ondate di piacere la travolgevano, più intense di prima.
Angelo non resistette a lungo. Con un ultimo affondo brutale, si seppellì dentro di lei, il cazzo che pulsava
mentre riempiva il suo culo del suo sperma, caldo e denso. Nicole crollò in avanti, le gambe che finalmente
cedevano, ma Angelo la tenne su, il suo corpo premuto contro il suo, il respiro affannoso che le solleticava la
nuca.
Quando finalmente si ritirò, Nicole scivolò a terra, le ginocchia che non la reggevano più, il corpo segnato, usato,
soddisfatto. Angelo si sistemò i pantaloni, il cazzo ancora semi-duro che luccicava dei loro fluidi misti. La guardò
dall’alto, un sorrisetto compiaciuto sulle labbra. «Ora sei sicura che non vuoi venire in Argentina con me,
tesoro?» La voce era un mix di scherno e promessa, mentre si chinava per raccogliere i leggings strappati di
Nicole, glieli lanciava addosso con noncuranza.
Nicole rise, una risata rotta, esausta, mentre si avvolgeva nelle sue braccia, il corpo che ancora tremava per gli
echi del piacere. «Se mi prometti che ogni notte sarà così…» sussurrò, gli occhi che luccicavano di malizia
nonostante la fatica, «…forse ci penso su.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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